Al lavoro sul lavoro
Il cantiere del mercato del lavoro è stato aperto, ora bisognerà assicurarsi che non sia richiuso prima di aver approvato una riforma necessaria per il paese. Sul metodo, il governo ha lanciato qualche segnale positivo, sfidando l’idea che il rito della concertazione con le parti sociali debba restare sempre uguale a se stesso, e procedendo invece con incontri separati tra il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e i rappresentanti dei sindacati e degli industriali.
19 AGO 20

Il cantiere del mercato del lavoro è stato aperto, ora bisognerà assicurarsi che non sia richiuso prima di aver approvato una riforma necessaria per il paese. Sul metodo, il governo ha lanciato qualche segnale positivo, sfidando l’idea che il rito della concertazione con le parti sociali debba restare sempre uguale a se stesso, e procedendo invece con incontri separati tra il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e i rappresentanti dei sindacati e degli industriali. Salvo poi avere riunioni collegiali. Nel merito, invece, l’esecutivo deve assicurarsi in questa fase di non lanciare segnali contraddittori. Ieri il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha assicurato che nell’incontro con il ministro Fornero non è stato toccato il tema dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Eppure due giorni fa il presidente del Consiglio, Mario Monti, aveva chiarito di avere un “atteggiamento mentale” in base al quale “niente deve essere considerato un tabù”. Non solo: nei suoi discorsi inaugurali alla Camera e al Senato, il premier aveva fatto intendere di essere favorevole a una riforma come quella proposta dal giuslavorista e senatore del Pd, Pietro Ichino, improntata alla flexsecurity. Contratto unico a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti, introducendo la possibilità di licenziare per motivi economici dietro corresponsione di un adeguato indennizzo invece del reintegro.
In questo modo l’articolo 18, che di fatto ostacola i licenziamenti individuali per le imprese con più di 15 dipendenti, sarebbe stato progressivamente archiviato. L’obiettivo è quello di garantire maggiore flessibilità in uscita alle imprese e così rendere anche meno duale il mercato del lavoro italiano, oggi diviso tra insider iper-garantiti e outsider iper-precari. Una settimana fa l’esecutivo sembrava orientato a puntare sulla proposta di mediazione depositata in Senato da Paolo Nerozzi (Pd) e altri, che sospende l’articolo 18 per i soli primi tre anni del nuovo contratto unico. E mentre il Pd ieri ha fatto sapere di aver preparato la sua proposta di riforma, che sarà presentata giovedì, edulcorando ulteriormente la riforma Nerozzi e annacquandola con il disegno di legge di Cesare Damiano (Pd), dall’esecutivo sono trapelate indiscrezioni su “sperimentazioni regionali” e “adesioni volontarie” a possibili contratti di apprendistato. Per non rendere tutto vano, è il momento di frenare altri slittamenti conservatori.